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Cambiamo, cambiano. Sono movimento .
Accenti: non sono, non sono natura e non sono artificio, non si imparano, non si insegnano:
si sanno e si sbagliano perchè anche-forse soprattutto lì-nell'errore, sta la vita.
Attraverso qualunque mezzo, luci abbaglianti ombre, suoni potenti sussurri, acqua che piove,
che scorre, goccia senza ritmo che cade dal rubinetto di casa, brusche frenate e accelerazioni,
pastelli a cera e stilografiche, caffè, semafori, timbri.
Nessuno li può ignorare perchè non nascono da conoscenze "studiate”, non sono filtrabili: vengono da più in giù.
Hanno valore nella loro essenza e si manifestano in forma codificata, è facile pensarli,
meno convincerli.
Si distinguono dallo schema, ma proprio per questo non possono farne a meno.
Duttili al tempo, facilmente suggestionabili.
Sfuggono a tutti e a tutto, non hanno padrone; nemici dei "click" e della razionalità,
comuni a mondi lontani, linee rette, paradossi di linee curve, idee nutrite e non dette, respiri affannati, tacchi o felpe.
Sanno cambiare direzione, non si interessano alla metrica.
Certezze: per fortuna nessuno imparerà mai a mettere gli accenti.

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